Il sorreggere
ad A. M.
Io lo so
che il sogno mio e tuo
ci è stato strappato
con impeto più feroce
di quanto si possa cantare.
Non strappano così
gli amanti da se stessi
le proprie viscere:
con ardore?
Cade dal cielo,
oggi,
finissima cenere;
arde i tuoi capelli,
le mie ciglia sfinite
di pianto.
Chiara veste, lucide
labbra, così ti ricordo:
il rosso e il bianco del mattino.
Sei stata per me
insperato riparo
in un giorno di pioggia,
quando cedeva la pietra sconnessa
sotto il peso del corpo.
Reggiti a me, ora:
sostiene il tuo passo malfermo
la mia mano di uomo;
e la tua mano di donna
– tu sciolta corrente di navigli celesti –
conforti l’arsura
che mi consuma.
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RispondiEliminaAnche Alda Merini ci ha lasciato, anticipando la consunzione dei nostri giorni.
RispondiEliminaUna poeta fuori dagli schemi, libera dalle convenzioni e club sapienzali.
Ciao Franco
anna m
dopoilmattino.blogspot.com
2 novembre 2009 2.50